Quando una relazione è tossica: osservare per comprendere

Quando una relazione è tossica mancano limiti, accordi, intesa. Non è solo un problema di comportamenti. È una struttura che non regge. Scopri cosa succede davvero.

Quando una relazione è tossica: osservare per comprendere

Quando si parla di relazione tossica, il pensiero va subito ai comportamenti: l’aggressività, il controllo, le bugie, le umiliazioni. Ed è vero, questi elementi ci sono. Ma fermarsi ai comportamenti significa vedere il sintomo senza capire cosa lo produce.

Una relazione tossica, nel senso più preciso del termine, è una relazione in cui manca qualcosa di fondamentale: i limiti, gli accordi, i patti impliciti che rendono un legame vivibile. Non le regole scritte su un contratto, ma quella struttura simbolica che dà forma alla relazione, che dice cosa si può chiedere e cosa no, cosa si può dare e cosa no, dove finisce uno e inizia l’altro.

Quando questa struttura manca, il legame non regge. E chi insiste a restare in quella forma di relazione, chi pretende che funzioni nonostante sia strutturalmente impossibile farlo funzionare in quel modo, si trova in una posizione che la psicoanalisi conosce bene.

La struttura che manca: limiti, accordi, intesa

Ogni relazione che funziona ha una cornice. Non necessariamente dichiarata, non necessariamente consapevole, ma presente. È quella cornice che stabilisce le basi implicite del legame: il rispetto reciproco, la possibilità di dire no, la cura che va in entrambe le direzioni, la fiducia che non richiede sorveglianza.

Quando una relazione è tossica, quella cornice è assente o si è sgretolata. Non ci sono più accordi, nemmeno impliciti. Ognuno tira dalla propria parte senza che ci sia un modo condiviso di stare nel legame. I confini non esistono o vengono attraversati continuamente senza che nessuno li nomini. L’intesa si è persa, se mai c’era stata.

Per Lacan, il legame amoroso non è possibile senza una terza dimensione, qualcosa che regoli il rapporto tra i due soggetti, che introduca una misura, una limitazione, quella che chiamava la funzione del Terzo. Senza questa funzione, i due si scontrano direttamente, senza mediazione, e quel contatto diretto produce attrito, sofferenza, logoramento.

Quando una relazione è tossica: la posizione masochistica

C’è qualcosa che emerge con regolarità nella pratica clinica quando si lavora con persone che vivono relazioni tossiche: uno dei due partner occupa nel tempo una posizione che assomiglia al masochismo, non nel senso banale del termine, ma nel senso preciso che la psicoanalisi gli attribuisce.

Si resta in una relazione che non può funzionare nella forma in cui la si pretende, si insiste a chiedere qualcosa che l’altro strutturalmente non può o non vuole dare, si accetta un trattamento che fa male convinti che la soluzione sia amare di più, essere più pazienti, fare di più, capire meglio. E quella soluzione non arriva mai, perché il problema non è nella quantità di amore o di pazienza, ma nella struttura del legame che non regge.

Per Freud, il masochismo non è solo un modo di cercare dolore. È un modo di stare in relazione che ha una sua logica, spesso costruita su esperienze precoci in cui il dolore era parte integrante dell’amore ricevuto. Chi ha imparato che amare significa soffrire porta questa equazione nelle relazioni adulte, e la ripete senza riconoscerla.

Le relazioni tossiche come fenomeno contemporaneo

C’è una dimensione sociale che vale la pena nominare, perché le relazioni tossiche non nascono dal nulla. La società contemporanea ha progressivamente eroso molti degli accordi impliciti che un tempo strutturavano i legami di coppia. Le aspettative sono aumentate, i confini si sono confusi, i modelli di riferimento sono cambiati o sono spariti.

In questo contesto, le persone si trovano a costruire relazioni senza una cornice condivisa, senza che ci sia un accordo, anche implicito, su cosa il legame sia e su cosa possa ragionevolmente chiedere. Ognuno porta le proprie aspettative, spesso molto alte, e le scontra con quelle dell’altro senza che ci sia un linguaggio comune per negoziarle.

Questo non giustifica i comportamenti che fanno male, ma aiuta a capire perché le relazioni tossiche sono diventate così frequenti. Non perché le persone siano diventate peggiori, ma perché i legami si costruiscono in un vuoto di struttura che li rende fragili e potenzialmente distruttivi.

Quando una relazione è tossica: cosa si osserva davvero

Osservare una relazione non significa cercare la prova definitiva che l’altro abbia torto. Significa guardare con onestà la struttura di quello che si vive, senza minimizzare e senza amplificare.

Vale la pena osservare se ci sono accordi, anche impliciti, e se vengono rispettati, se è possibile dire no senza conseguenze sproporzionate, se la cura va in entrambe le direzioni o sempre e solo da una parte, e se ci si sente liberi di essere se stessi o si è diventati qualcosa di diverso per restare in quel legame.

Quando una relazione è tossica, queste osservazioni portano quasi sempre a qualcosa che era già noto ma non ancora detto. Il corpo lo sa prima della mente, i sintomi arrivano prima delle parole, la stanchezza si installa prima che si riesca a capire da dove viene.

Come documentano le ricerche dell’American Psychological Association sulle relazioni intime e il benessere psicologico, le relazioni caratterizzate da mancanza di reciprocità, rispetto dei confini e accordi condivisi producono effetti misurabili e duraturi sul benessere di chi le vive.

Quando una relazione è tossica: uscire dalla posizione

Capire quando una relazione è tossica non è il punto di arrivo. È il punto di partenza per fare qualcosa di diverso da quello che si è fatto fino a quel momento.

Uscire da una posizione masochistica in una relazione tossica non significa semplicemente lasciarla, anche se a volte è necessario. Significa prima di tutto capire come ci si è arrivati, cosa nella propria storia ha reso possibile e in qualche modo necessaria quella posizione, cosa si cercava in quel legame che strutturalmente non poteva offrirlo.

Come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità nella sezione dedicata alla salute mentale, il supporto professionale in questi contesti non è un optional ma uno strumento concreto per elaborare qualcosa che da soli è difficile anche solo vedere con chiarezza.

Nel mio studio a Milano e online lavoro con persone che si trovano in questo punto. Non sempre sanno ancora se la loro relazione è tossica. Sanno che qualcosa non va, che sono stanchi, che le cose non cambiano nonostante i tentativi. Da lì si parte, senza fretta e senza verdetti.

Se ti sei riconosciuto in quello che hai letto, contattami direttamente al 345 453 4832.

Domande frequenti

Cosa rende una relazione tossica, davvero?

Non solo i comportamenti aggressivi o i tradimenti. Una relazione è tossica quando manca quella struttura di limiti, accordi e intesa che rende un legame vivibile. Senza questa cornice, il rapporto logora anche senza che ci siano grandi eventi drammatici. Nel mio lavoro questa distinzione è quasi sempre il punto da cui si parte per capire cosa sta succedendo davvero.

Cos’è la posizione masochistica in una relazione tossica?

È la posizione di chi resta in un legame che strutturalmente non può funzionare nella forma in cui lo si pretende, insistendo a chiedere qualcosa che l’altro non può o non vuole dare. Non è una scelta consapevole: quasi sempre nasce da qualcosa che viene da prima di quella relazione specifica. Lavorare su questo è uno dei percorsi più utili che si possano fare.

Perché le relazioni tossiche sono così frequenti oggi?

Perché la società contemporanea ha eroso molti degli accordi impliciti che un tempo strutturavano i legami. Le persone costruiscono relazioni senza una cornice condivisa, con aspettative molto alte e senza un linguaggio comune per negoziarle. Non è colpa di nessuno in particolare, ma è un contesto che rende i legami più fragili e potenzialmente più distruttivi.

Come si capisce se si è in una posizione masochistica nella propria relazione?

Osservando se si continua a fare di più sperando che le cose cambino, se si accetta qualcosa che fa male perché si è convinti che sia inevitabile o meritato, se la sofferenza è diventata la normalità del legame. Nel mio studio creo uno spazio in cui queste osservazioni possono essere fatte con qualcuno che aiuta a vedere quello che da soli è più difficile raggiungere.

Dr. Edison Palomino

Psicologo | Psicoterapeuta | Psicoanalista
🎯 Con oltre dieci anni di esperienza clinica
💻 Consulenze Online su tutta Italia
📍 Sessioni Presenziali a Milano

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