Il narcisismo covert si nasconde dietro la fragilità e il vittimismo. Ecco come riconoscerlo, cosa produce in chi ci sta vicino e perché è così difficile vederlo.

Indice
- La vittima come modalità di godimento
- Narcisismo covert: cosa produce in chi ci sta vicino
- Perché il narcisismo covert è così difficile da vedere
- Narcisismo covert e divisione soggettiva
- Si può lavorare su questa condizione?
- Domande frequenti
- Come si distingue il narcisismo covert da una persona semplicemente fragile?
- Mi sento sempre in colpa con il mio partner, anche quando non ho fatto nulla, può essere narcisismo covert?
- Il narcisismo covert può cambiare?
- Come mi prendo cura di me se sto con qualcuno con narcisismo covert?
- Dr. Edison Palomino
Il narcisismo covert non ha la faccia che ti aspetti, non è la persona che occupa tutto lo spazio in una stanza, che parla di sé senza fermarsi o che si comporta come se gli altri non esistessero. Il narcisismo covert è l’altra: quella che soffre sempre, che porta il peso del mondo sulle spalle e lo fa pesare su chi le sta vicino, ed è proprio per questo che è più difficile da riconoscere, perché sembra bisognosa di cura, non pericolosa, e chi la incontra di solito ha già una forte inclinazione a prendersi cura degli altri.
La vittima come modalità di godimento
Per Freud esistono persone che traggono soddisfazione dalla propria sofferenza, non nel senso che la cercano consapevolmente, ma nel senso che la sofferenza è diventata il loro modo di stare nel mondo. Nel narcisismo covert questa dinamica prende una forma specifica: la sofferenza non è solo vissuta, è esibita. Questo è l’unico modo che quella persona conosce per occupare un posto nella vita dell’altro.
Per Lacan si tratta di una modalità di godimento organizzata attorno alla lamentela: il soggetto gode, ma non lo sa, del proprio dolore nel senso che quel dolore fa qualcosa, tiene l’altro in posizione di debitore, di colpevole, di responsabile, così chi sta vicino non può andarsene senza stare male. Non si vede perché non sembra un attacco, ma una richiesta d’aiuto.
Narcisismo covert: cosa produce in chi ci sta vicino
Chi vive accanto a una persona con narcisismo covert descrive quasi sempre la stessa cosa: una stanchezza che non riesce a spiegare. Non c’è violenza visibile, non ci sono urla né insulti, eppure ci si sente svuotati e costantemente in colpa. Si rinuncia alle proprie cose, ai propri desideri, alla propria vita. Non perché qualcuno lo imponga, ma perché ogni volta che si prova a fare qualcosa per sé l’altro si fa più fragile, più triste, più bisognoso.
Per Freud c’è un meccanismo che lavora qui in modo inverso rispetto alla proiezione classica. Non è il covert che proietta la propria aggressività sull’altro. È l’altro che finisce per sentirsi aggressivo, egoista, cattivo, semplicemente perché ha provato a esistere. Come evidenzia l’American Psychological Association nelle sue ricerche sul narcisismo e le relazioni intime, le forme di narcisismo vulnerabile producono gli stessi effetti documentati delle forme più manifeste: erosione dell’autostima, senso cronico di colpa, difficoltà a riconoscere i propri bisogni come legittimi.
Perché il narcisismo covert è così difficile da vedere
Con il narcisista classico c’è un momento in cui si capisce. Un eccesso, una mancanza di empatia troppo evidente, un comportamento che non si può più ignorare. Con il narcisismo covert quel momento tarda ad arrivare. Ogni segnale viene riassorbito nella narrazione della vittima: se dici che ti senti esaurito, l’altro soffre ancora di più. Se parli di quello che non va, diventa una prova che non lo ami abbastanza. Se provi ad andartene, si sgretola in modo così visibile che tornare indietro sembra l’unica cosa umana da fare.
Per Lacan questo soggetto occupa la posizione dell’oggetto piccolo a. Si fa piccolo, mancante, bisognoso, in modo da diventare indispensabile. Non è una strategia consapevole. È una condizione che si è formata molto prima, spesso nell’infanzia, e che ora funziona in modo automatico. Come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità nella sezione dedicata alla salute mentale, le relazioni con dinamiche di dipendenza emotiva asimmetrica producono effetti documentati sul benessere psicologico di entrambi i partner e tendono a stabilizzarsi in modalità ripetitive difficili da modificare senza supporto esterno.
Narcisismo covert e divisione soggettiva
C’è qualcosa che accomuna tutte le forme di narcisismo, covert o manifesto: l’incapacità di tollerare la propria incompletezza. Il soggetto che non riesce a stare con il proprio vuoto cerca nell’altro qualcuno che lo riempia, e se il narcisista classico lo esige apertamente, il narcisista covert lo ottiene attraverso la fragilità, come a dire: se sto così male non puoi lasciarmi, se ho così bisogno di te non puoi avere bisogno di qualcos’altro.
Per Lacan questo è un rifiuto della divisione soggettiva, il rifiuto di riconoscere che ognuno è incompleto, che nessun altro può colmare quel vuoto, che la mancanza non è un difetto da correggere ma la condizione stessa del desiderio. Chi non attraversa questa divisione finisce per fare dell’altro uno strumento, e nel narcisismo covert quello strumento si chiama colpa.
Si può lavorare su questa condizione?
Sì, ma richiede qualcosa di specifico: riconoscere la condizione per quello che è, non per quello che sembra. Finché si legge il narcisismo covert come fragilità o bisogno d’amore, non cambia nulla. Non perché la sofferenza non sia reale, ma perché in questa condizione la sofferenza ha una funzione: tiene tutto fermo.
Il lavoro analitico su questo punto non parte dal presupposto che si sappia già cosa c’è dietro. Parte da una domanda più difficile: cosa sta facendo questa sofferenza, cosa protegge, cosa evita, cosa ottiene? Per chi ci sta vicino il percorso è diverso ma altrettanto necessario. Capire cosa ha reso possibile mettere i propri bisogni così in secondo piano. Capire come si ricostruisce la percezione di avere il diritto di esistere. Nel mio studio a Milano e online lavoro con persone in entrambe le posizioni: chi riconosce in sé questa modalità di godimento e vuole capire da dove viene, e chi ha vissuto accanto a qualcuno così e sta cercando di ritrovare se stesso.
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Domande frequenti
Come si distingue il narcisismo covert da una persona semplicemente fragile?
La differenza non sta nell’intensità della sofferenza, ma in quello che quella sofferenza produce nell’altro. Una persona fragile può chiedere sostegno lasciando all’altro la libertà di averlo o non averlo, mentre nel narcisismo covert la fragilità funziona come un vincolo: chi sta vicino non può avere bisogni propri, non può stare bene quando l’altro sta male, non può andarsene senza sentirsi responsabile di qualcosa. Quando la sofferenza di uno diventa sistematicamente un limite alla libertà dell’altro, è lì che vale la pena fare attenzione.
Mi sento sempre in colpa con il mio partner, anche quando non ho fatto nulla, può essere narcisismo covert?
È uno dei segnali più precisi. La colpa cronica, quella che non corrisponde a nessuna azione specifica, è spesso il prodotto di una dinamica in cui qualcuno ha imparato a farsi piccolo in modo da rendere l’altro responsabile del suo benessere, e non è detto che ci sia un’intenzione consapevole, ma l’effetto è lo stesso: ci si sente sempre in debito, sempre inadeguati, sempre sul punto di fare qualcosa di sbagliato anche quando non si è fatto niente.
Il narcisismo covert può cambiare?
Sì, ma solo se chi lo vive smette di identificarsi con la posizione di vittima e inizia a chiedersi cosa quella posizione sta facendo. È un passaggio difficile perché richiede di rinunciare a qualcosa che ha funzionato a lungo, anche se a un costo alto. Un percorso analitico su questa condizione non parte dal presupposto che il problema sia evidente, parte dalla curiosità: da dove viene questo modo di stare nel mondo, e cosa succederebbe se non fosse l’unico possibile.
Come mi prendo cura di me se sto con qualcuno con narcisismo covert?
Il primo passo è riconoscere che prendersi cura di sé non è egoismo. In una relazione segnata dal narcisismo covert questa convinzione viene erosa nel tempo in modo così graduale che a un certo punto sembra normale non avere bisogni propri, e ricostruire la percezione di avere il diritto di esistere, di volere cose, di stare bene, è spesso il lavoro centrale per chi esce da questa dinamica o che ci sta ancora dentro.
Dr. Edison Palomino
Psicologo | Psicoterapeuta | Psicoanalista
🎯 Con oltre dieci anni di esperienza clinica
💻 Consulenze Online su tutta Italia
📍 Sessioni Presenziali a Milano
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