Si può amare davvero una persona e tradirla? La psicologia dice di sì e spiega perché. Un articolo su Freud, Lacan e la complessità dell’amore.

Indice
- Si può amare e tradire: perché la risposta semplice non basta
- Freud e il desiderio che non conosce confini
- Si può amare e tradire : Lacan e lo sdoppiamento dell’amore
- I motivi reali per cui si tradisce chi si ama
- La struttura del desiderio e il proibito
- Cosa succede a chi è stato tradito
- Si può amare e tradire: e dopo, cosa succede?
- Si può amare e tradire: cosa fare adesso
- Domande frequenti
Quando scopriamo un tradimento, la prima domanda che si formula spesso ancora prima della rabbia è questa: se mi amavi davvero, come hai potuto?
La domanda sembra retorica. Sembra contenere già la risposta: se hai tradito, non mi amavi abbastanza. Oppure non mi amavi per niente. La logica è semplice, rassicurante, e permette di costruire una narrativa chiara, il colpevole, la vittima, il confine netto tra chi ha fatto del male e chi lo ha subito.
Il problema è che quella logica non regge quasi mai all’incontro con la realtà.
Si può amare e tradire? La psicologia e la psicoanalisi danno una risposta che molti non vogliono sentire: sì. Le due cose non si escludono. E capire il perché, è forse il passo più utile che si possa fare, sia per chi ha tradito sia per chi è stato tradito.
Si può amare e tradire: perché la risposta semplice non basta
Il punto di partenza è questo: amore e fedeltà sono due cose diverse. Spesso vanno insieme, ma non sono sinonimi, e confonderli produce una quantità enorme di sofferenza inutile.
La fedeltà è un atto. È una scelta che si rinnova ogni giorno, una condotta, un comportamento osservabile. L’amore è qualcosa di più complesso, un investimento emotivo profondo, un attaccamento, una forma di desiderio che non risponde agli stessi meccanismi volontari del comportamento.
Quindi quando qualcuno tradisce non significa automaticamente che non ami. Significa che ha fatto una scelta conscia o inconscia, impulsiva o premeditata che ha messo in secondo piano il legame. Le ragioni per cui accade sono molteplici e raramente riducibili a “non ti amo più”.
Una persona può amare profondamente il proprio partner e comunque tradirlo, per motivi che possono essere legati a bisogni emotivi insoddisfatti o a fattori esterni alla relazione. Questa non è una giustificazione. È un dato clinico con cui occorre fare i conti se si vuole capire qualcosa di vero su quello che è successo.
Freud e il desiderio che non conosce confini
Sigmund Freud aveva un modo di guardare all’essere umano che non lasciava molto spazio alle illusioni romantiche. Per lui, il desiderio non è domesticabile. Non obbedisce alle promesse, non rispetta i contratti, non si lascia contenere dalla buona volontà.
Il desiderio freudiano è fondamentalmente in eccesso rispetto a qualsiasi oggetto. Vale a dire: nessuna persona, per quanto amata, riesce a colmare interamente ciò che il desiderio cerca. C’è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che manca, qualcosa che un’altra persona o un’altra situazione sembra promettere.
Questo non significa che tutti tradiscano. Significa che l’impulso, la fantasia, l’attrazione, il pensiero che attraversa la mente è parte della condizione umana. La scelta di agire o non agire su quell’impulso è un’altra questione, che coinvolge la struttura del soggetto, il senso di responsabilità, la solidità del legame. Tuttavia fingere che l’impulso non esista, o che la sua presenza significhi necessariamente che l’amore è finito, è una forma di autoinganno che non aiuta nessuno.
Freud aveva anche intuito qualcosa di più sottile: si tradisce spesso non perché si ama meno il partner, ma perché si è in difficoltà con se stessi. Il tradimento come fuga, come tentativo di ritrovare qualcosa che si sente perduto: vitalità, desiderio, un senso di sé che nella relazione quotidiana si è sbiadito.
Si può amare e tradire: Lacan e lo sdoppiamento dell’amore
Lacan portò questa intuizione ancora più avanti. Nella sua lettura, l’amore è sempre rivolto a qualcosa che l’altro rappresenta, non all’altro nella sua interezza. Amiamo una certa immagine, una certa funzione, qualcosa che l’altro incarna per noi spesso senza saperlo, spesso senza che nemmeno lui o lei lo sappia.
Questo spiega uno dei paradossi più comuni nelle storie di tradimento: chi tradisce spesso afferma, e spesso è sincero, di amare ancora profondamente il partner. Nel frattempo cerca nell’altro qualcosa di diverso: un’eccitazione, una libertà, un modo di sentirsi che la relazione stabile non produce più. Le due cose coesistono perché, in senso lacaniano, si rivolgono a oggetti diversi.
In altre parole: si può amare e tradire perché l’amore non è mai un blocco monolitico. È una costellazione di bisogni, fantasie, identificazioni, paure. E quella costellazione può frammentarsi, distribuirsi, cercare altrove una parte di ciò che non trova a casa.
Questo non rende il tradimento meno doloroso per chi lo subisce, ma lo rende comprensibile in modo diverso, non come prova di non essere amati abbastanza, ma come segnale che qualcosa nel sistema-coppia non funzionava, o che qualcosa nel soggetto che ha tradito aveva bisogno di essere ascoltato e non lo è stato.
I motivi reali per cui si tradisce chi si ama
La ricerca psicologica e clinica ha identificato alcune delle dinamiche più frequenti dietro al tradimento di un partner amato. Vale la pena conoscerle, perché aiutano a uscire dalla narrativa semplicistica del “colpevole senza cuore”.
La ricerca di se stessi fuori dalla coppia
Una delle ragioni più comuni, e meno dette, è il senso di smarrimento identitario che può emergere nelle relazioni lunghe. Nel tempo, molte persone sentono di essersi “perdute” dentro alla coppia: le loro preferenze, i loro desideri, la loro vitalità sembrano dissolti nel “noi”. Il tradimento diventa allora un tentativo di ritrovare qualcosa di proprio, di sentirsi ancora un soggetto con un desiderio autonomo.
Paradossalmente, quindi, si può tradire chi si ama proprio perché si ha paura di perdersi completamente nell’amore per quella persona.
Il bisogno emotivo non detto
La ricerca offre interessanti spunti sull’infedeltà e sui suoi paradossi: si può amare la persona con cui si sta e tuttavia cercare relazioni extraconiugali da cui trarre grande piacere non solo fisico, ma anche emotivo, senza sentirsi in colpa. Spesso quello che si cerca fuori non è un’altra persona, ma un modo di essere trattati. Attenzione, ascolto, eccitazione, leggerezza, cose che la coppia potrebbe teoricamente offrire, ma che per vari motivi sono andate perse o non sono mai state costruite.
Il tradimento, in questi casi, è un sintomo. Non della mancanza d’amore, ma della mancanza di comunicazione, della difficoltà a chiedere e ricevere ciò di cui si ha bisogno dentro la relazione.
La struttura del desiderio e il proibito
C’è anche un terzo livello, più profondo e più scomodo. Per alcune persone il desiderio si alimenta di ciò che è proibito, nascosto, clandestino. Non perché siano persone “cattive”, ma perché la loro struttura psicologica formatasi, spesso nelle primissime esperienze di attaccamento, ha associato il desiderio all’impossibile, all’irraggiungibile, a ciò che non si può avere pienamente.
In questi casi la relazione stabile, bella e sicura, produce paradossalmente una riduzione del desiderio. Mentre la situazione clandestina, proprio perché è vietata, a rischio, instabile, lo riaccende. Lacan aveva un nome anche per questo: la funzione del desiderio come desiderio dell’Altro, sempre in eccesso rispetto a ciò che si ha già.
Cosa succede a chi è stato tradito
Per chi scopre il tradimento, il paradosso è forse ancora più difficile da digerire. Essere traditi da qualcuno che ci ama davvero produce una forma particolare di dolore. Perché toglie la spiegazione più semplice: “non mi amava”. E obbliga a stare con una realtà più complessa e meno riducibile.
Un tradimento può portare ad effetti devastanti sul partner tradito, concorrendo al manifestarsi di sintomi gravi che in alcuni casi possono essere riconducibili a quelli riscontrati in un disturbo Post-Traumatico da Stress. Questa non è una reazione esagerata. È la risposta neurologica e psichica a una rottura del senso di sicurezza fondamentale, quella fiducia di base che dice “la persona con cui sto non mi farà del male”.
Tuttavia stare con la complessità con l’idea che si può essere amati e traditi apre uno spazio diverso. Non di giustificazione, ma di comprensione. E la comprensione, a differenza della condanna, permette di fare qualcosa: elaborare, decidere, ricostruire o chiudere in modo consapevole.
Si può amare e tradire: e dopo, cosa succede?
La domanda che segue quasi sempre è: si può continuare ad amare qualcuno dopo averlo tradito? E dall’altra parte: si può continuare ad amare qualcuno che ci ha traditi?
La risposta onesta è: dipende. Dipende da cosa è successo davvero, da quanto spazio c’è per la verità tra i due partner, dalla volontà di guardare insieme quello che non ha funzionato invece di fermarsi alla superficie dell’atto.
Perché se è possibile amare e tradire, è possibile anche continuare ad amare dopo essere stati traditi. Le coppie che attraversano un tradimento e scelgono di lavorarci, non di ignorarlo, non di cancellarlo come se non fosse successo, spesso emergono con una conoscenza di sé e dell’altro molto più profonda di prima. Non perché il tradimento sia stato una cosa buona. Ma perché il lavoro fatto per comprenderlo ha portato alla luce dinamiche che erano lì da prima, invisibili e operanti.
Questo lavoro è difficile da fare da soli. Richiede uno spazio terzo, un professionista che aiuti entrambi a parlare di quello che non si riesce a dire, ad ascoltare quello che fa troppo male sentire, a costruire una nuova comprensione condivisa di ciò che è successo e di ciò che si vuole.
Si può amare e tradire: cosa fare adesso
Se stai leggendo questo articolo con una storia di tradimento sullo sfondo, tua o del tuo partner, la domanda giusta non è “mi amava davvero?”. La domanda giusta è: cosa stava cercando? Cosa non riusciva a dire? Cosa mancava, a chi, e perché?
Quelle domande non hanno risposte facili. Tuttavia sono le uniche che portano da qualche parte: verso una decisione consapevole, verso una ricostruzione vera, o verso una chiusura che non lascia macerie.
Un percorso terapeutico, individuale o di coppia, è lo spazio in cui quelle domande possono essere finalmente poste, ascoltate e lavorate. Non per trovare un colpevole. Ma per capire qualcosa di vero su quello che è successo e su quello che si vuole che succeda adesso.
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Domande frequenti
Sì. La psicologia e la psicoanalisi mostrano chiaramente che amore e fedeltà sono due dimensioni separate. Una persona può avere un legame emotivo profondo con il partner e compiere comunque un tradimento, spinta da bisogni insoddisfatti, dinamiche inconsce o difficoltà personali che nulla hanno a che fare con la quantità di amore che prova.
No. Alcune coppie attraversano un tradimento e ne escono con una relazione più consapevole e solida. Tuttavia questo richiede volontà reciproca, onestà profonda e quasi sempre un supporto professionale. Il tradimento ignorato o rimosso lascia una ferita aperta che prima o poi riemerge.
Le ragioni sono molteplici: ricerca di se stessi fuori dalla coppia, bisogni emotivi o sessuali insoddisfatti, struttura del desiderio che si alimenta del proibito, difficoltà a comunicare nella relazione. In molti casi il tradimento è un sintomo di qualcosa che non funzionava nel sistema-coppia, non solo nel soggetto che ha tradito.
La terapia di coppia aiuta a creare uno spazio sicuro in cui entrambi i partner possono dire quello che non riescono a dirsi da soli. Aiuta a capire cosa ha reso possibile il tradimento, a ricostruire la comunicazione e a decidere consapevolmente se e come andare avanti. La terapia individuale, invece, supporta chi è stato tradito nell’elaborazione del dolore e nel ritrovare un senso di sé stabile.
Dr. Edison Palomino
Psicologo | Psicoterapeuta | Psicoanalista
🎯 Con oltre dieci anni di esperienza clinica
💻 Consulenze Online su tutta Italia
📍 Sessioni Presenziali a Milano